riflessioni

Sliding doors

sabato, aprile 23, 2016Manuela Vitulli


Amo scrivere di notte.
Tutto tace. La gente dorme o è troppo impegnata a godersi la vita.
E io scrivo.
Sembra come se di notte sia lecito avere pensieri più profondi. E tutto quello che di giorno risulta assurdo, ecco, di notte acquista un senso.
Ci avete mai fatto caso?
Di notte si è più disposti ad ascoltare e ad ascoltarsi. Badate bene, non è questione di mente, è questione di anima. 
L'anima si fa più leggera, si alleggerisce, si disfa - almeno in parte - del peso della razionalità. 
C'è chi cerca di sfuggire ai propri pensieri, invece a me piace dannatamente rincorrerli. Rincorrere il loro eco. Da sempre. 
Amo restare da sola, di notte, a pensare. 
Ha del surreale. 

Come se il tempo si fermasse, come se ci si trovasse in un non-luogo, come se l'orientamento spazio-temporale non esistesse più. 

Di notte ci si osserva dall'esterno. Come spettatori silenziosi di un quadro. L'unico quadro della nostra pinacoteca. 

Mi osservo e inevitabilmente colgo una metamorfosi. La vita che cambia, si rimodella, acquista nuova forma. 
Le convinzioni che mutano, le paure che aumentano, spaventano e, al tempo stesso, entusiasmano. 
Nuove strade iniziano a delinearsi affianco a quella già segnata. 
Le deviazioni sono ancora lontane, ma ci sono. E danno già da pensare. 

E poi penso a quelli che non cambiano mai rotta. A quelli che non escono mai dal percorso battuto, a quelli che non rischiano mai di perdersi. E non sanno nemmeno quanto è bello ritrovarsi. 
A quelli che non hanno mai osato sognare, desiderare ardentemente qualcosa. A quelli che vivono di ciò che hanno senza pretendere altro, senza nemmeno la più sparuta ambizione.
Ecco, penso a quelli. 
Quelli sanno cosa significa mettersi in gioco? Provare un'assurda euforia frammista a timore? 
Sanno cosa significa guidare cantando a squarciagola? 
Sanno cosa significa andare contro tutto e tutti per seguire il proprio istinto? 

Ecco, io non capisco - e forse un po' invidio - quelli che riescono a vivere col freno a mano. Quelli che non conoscono inquietudine. 
Quelli che si accontentano. Quelli che, nel loro low profile, ci stanno da dio. 
Quelli che semplicemente vivono, senza farsi troppe domande. Senza premere l'acceleratore. Senza prendere bivi, senza cambiare mai strada. 
Senza nemmeno pensare alle famose sliding doors

E questo sembra assurdo per una come me. 

"Ripensi alle sliding doors, a tutte le direzioni che non hai preso.
Che credi di non aver preso, perché le vite che non hai vissuto hanno vissuto te. Ti hanno occupato, consumato. Sono state il tuo sogno ricorrente, la tua fantasia, qualche volta il rifugio. Una frustrazione o un balsamo. Dipende da dove ti ha portato la vita che chiamano reale e da quanta saggezza riesci a metterci. Perché, nella peggiore delle ipotesi, potresti farti rodere dall'invidia per quella persona che non sei stato, dall'odio per quell'altra che vive in te, ma soltanto lì. E scaricare questo peso su chi ti sta accanto. O, alla fine, su te stesso."

Gabriele Romagnoli (Solo bagaglio a mano, il suo libro) descrive egregiamente quello che penso sulle tante vite che avremmo potuto vivere. Le vite che si sfiorano, che scorrono e non si incontrano mai. 
Ecco. È possibile ignorare tutto questo?
È possibile ignorare le porte scorrevoli e prendere per buona solo la porta - l'unica porta - che si ha davanti?  
Me lo chiedo. 
Me lo chiedo e conosco già la risposta. La mia risposta. 

Keep going





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11 commenti

  1. Sembri creata dalla penna di Dostoevskiy, scappata da "Le Notti bianche". Ho un'amica davvero forte...

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    1. Dostoevskiy, ora stiamo esagerando! E va bene che sei mio amico, però un po' di realismo :D

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  2. A volte me lo chiedo anche io, anzi, lo faccio spesso. Guardo i miei coetanei rincorrere giorni tutti uguali, calpestare passi imposti da altre persone. Mi mette una tristezza infinita..

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  3. Ciao Manuela,
    ti seguo da un po' ma non credo di averti mai scritto. Lo faccio ora perché questo articolo avrei probabilmente potuto scriverlo io (anche se forse un po' peggio eheh). A volte mi lamento di me stessa perché rifletto troppo, mi arrovello sulle cose, mi pongo da sola insormontabili problemi esistenziali. Poi capisco che è così che sono fatta e, non solo, è così che voglio essere. Ho capito che farsi domande e interrogarsi costantemente è sinonimo di curiosità, di sete di conoscenza, di voglia di non accontentarsi troppo facilmente. E forse preferisco essere così, piuttosto che rifugiarmi in una vita facile ma già -troppo- scritta. È per questo che sto lottando con tutte le mie forze per raggiungere l'indipendenza professionale e per vivere la mia vita come mi piace davvero, e non come mi capita.
    Scusa per lo "sfogo" e grazie per questo spunto di riflessione! :)

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    1. Sono esattamente così. Rifletto troppo, mi arrovello (spesso inutilmente), ma amen. Sono fatta così, non posso impormi di cambiare radicalmente. D'altro canto, come dici tu stessa, porsi domande e riflettere è anche sinonimo di curiosità, di intelligenza - suppongo - e di ambizione.
      Grazie per lo "sfogo" e per il commento :)

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  4. Sai, anch'io sono un ..animale notturno.. sempre stata dicono i medici che è una questione di metabolismo ma vai a sapere..... Al mattino fino alle 11 io mai ingranata al 100% poi verso il primo pomeriggio mi sveglio e poi andrei avanti fino a quando qualcuno non mi dice ..sono le 2 o le 3 che fai non dormi.....
    Io penso concludo trovo soluzioni quando spengo la luce dopo aver letto minimo fino alle 24 e poi mi sovvengono tutte le soluzioni e mi addormento sono le ...2 :D
    Ti capisco perfettamente anch'io avrei voluto volare..andare...ma sono nata troppo presto e in quegli anni non c'erano possibilità sopra tutto per le donne e con tutto ciò sono riuscita ad avere almeno in buona percentuale vivere come desideravo. Scusa la lungaggine. Un abbraccio forte e buona domenica.

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    1. nessuna scusa, anzi, è bello leggere il punto di vista di una donna più matura :) grazie!

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  5. Io ti seguo da sempre. Amo il tuo avvicinamento alle altre anime attraverso la scrittura. Avere la sete di sapere cosa ci sia dietro ad una tua virgola o un punto del tuo post. Trasmettere ciò che si pensa non è mica facile. Ma la cosa più bella del virtuale è sapere che dietro una miriade di caratteri ci sia una persona speciale, che la pensa esattamente come te. Molte notti anch'io amo chiedermi se sia meglio ignorare le porte scorrevoli, quelle più facili, lasciandosi tentare dalla fugacità del momento, oppure rimanere a percorrere la via della porta sicura. Un po' come chiedersi essere o non essere. L'importante rimane VIVERE e scegliere le porte dell'istinto, quelle non sbagliano mai.

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    1. Questo commento mi ha emozionato tantissimo. La pensiamo ugualmente, ed io non vedo l'ora di abbracciarti per ringraziarti - almeno un po' - per tutto quello che fai.

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  6. A volte mi ritrovo a ripensare alle occasioni che ho perso e vorrei poter portare indietro il tempo. Mi rendo conto, però, che "Non è mai troppo tardi per essere quello che vuoi essere".


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