Sudafrica

Il Sudafrica, il bianco e il nero - quello che ho capito dell'apartheid

lunedì, febbraio 08, 2016Manuela Vitulli


Sono arrivata in Sudafrica che sapevo pochissimo dell'apartheid. Giusto due nozioni generali, quelle che avevo appreso tra i banchi di scuola, quando l'Africa mi sembrava irraggiungibile e gli anni dell'apartheid mi sembravano lontani quanto potevano esserlo i secoli in cui veniva praticata la tratta degli schiavi.
Sono andata via dall'Africa chiudendo il viaggio con la visita al museo dell'apartheid a Johannesburg - il culmine dell'esperienza in Sudafrica - con maggiori consapevolezze e diverse testimonianze, con gli occhi lucidi e il cuore in frantumi.


E oggi sono a casa, con Somewhere over the rainbow nelle cuffie, a parlare di questa tematica più grande di me e di cui so ancora troppo poco, ma che non voglio e non posso ignorare. Perché per capire quello che oggi è il Sudafrica bisogna affrontare l'apartheid.

Sento però di dover partire da una premessa. Durante l'intero viaggio mi è sembrato che tutti i lavori più umili e comuni - dalla cameriera alla donna delle pulizie - fossero svolti da gente di colore.
Ho anche notato che i sommelier di Stellenbosch e quasi tutti i ranger che incontravo durante i safari erano bianchi. Insomma, durante l'intero viaggio la differenza tra i bianchi e i neri, la separazione - che in afrikaans si dice appunto apartheid - mi è sembrata ancora netta, evidente.
Nei locali frequentati dai neri i soli bianchi eravamo noi turisti, era palese.
Sarà stata solo una mia sensazione?
Una sera abbiamo conosciuto un italiano che ha fatto fortuna a Cape Town e, parlando della politica locale, non ha esitato a manifestare il suo razzismo nei confronti della gente di etnia nera.
Ero indignata. Non mi capacitavo di come potesse essere ancora presente un fenomeno simile, non me l'aspettavo. Confesso che mi aspettavo un Sudafrica più aperto, più proteso verso la coesione, l'unione della sua gente.
Solo durante la visita del museo dell'apartheid - altamente consigliato a chi visita il Paese - ho trovato delle risposte.

Prima dell'ingresso io e Francesco abbiamo ricevuto due biglietti diversi. Io per i bianchi, lui per i neri. Saremmo entrati da due porte differenti come accadeva ai tempi dell'apartheid, quando i bianchi e i neri avevano accessi differenti, quando i bianchi e i neri dovevano frequentare scuole diverse, avevano documenti diversi, dovevano occupare piani diversi persino sugli autobus. Quando persino i meticci erano penalizzati, solo perché figli di due persone di etnia diversa costrette - per giunta - ad occupare posti diversi non solo nell'autobus, ma anche nella società.
E così siamo entrati da due porte diverse, siamo entrati in un tunnel dalle fattezze di una prigione, ci siamo guardati attraverso un'altissima grata. Sono stati minuti pesanti, minuti in cui ho riflettuto fino ad arrivare alle prime foto, alle atroci video-testimonianze. Fino a sentire le parole della mia guida, fino a vedere i suoi occhi lucidi, così lucidi che si specchiavano nei miei. Lei, bianca, ha vissuto l'apartheid dall'esterno, ci ha raccontato del suo papà razzista, razzista come quasi tutti gli uomini bianchi di mezza età, abituati alla segregazione, alla normalità di una società fatta di differenze. Lei, appena quarantenne, non ha amici neri perché a scuola non non ne ha conosciuti. E nemmeno all'università. Ha sempre frequentato gente bianca e non l'ha fatto per disprezzo. No, l'ha fatto perché era normale, andava così.

Quando io nascevo dall'altra parte del mondo, alla punta dell'Africa, c'era un'ampia fetta di popolazione nera  che soffriva. C'era un'ampia fetta di popolazione nera - tra cui moltissimi ragazzini soprannominati lions - che lottavano contro il razzismo. Lottavano rispondendo alla politica del terrore seminando disagio.



E poi Mandela.
Nelson Mandela, un uomo che definirlo uomo è riduttivo, un eroe che nella sua intera vita si è battuto per i diritti dell'uomo, per l'uguaglianza e per la pace. E l'ha fatto anche dietro le sbarre, per trent'anni.
E ha fatto la storia del Paese. Ha fatto sì che adesso nelle scuole i bambini non vengano più divisi a seconda del colore della pelle, ha acceso la speranza per un futuro migliore.
Un esempio mondiale che merita un erede. Milioni di eredi, non solo in Sudafrica.
Gli eredi di Madiba siamo noi. Ogni giorno veniamo messi alla prova, ancor più in questi tempi in cui in Italia si parla tanto di immigrazione e razzismo.
La storia in un modo o nell'altro si ripete e noi dobbiamo essere pronti a far sì che questo non accada.

Il museo dell'apartheid non è stata una semplice visita, ma un viaggio. Un viaggio nel viaggio.
Per imparare ma soprattutto per non dimenticare, proprio come ci impegniamo a non dimenticare gli orrori dell'Olocausto. Cosa cambia, in fondo? Si tratta sempre di una politica razziale basata sul terrore e sulle discriminazioni, sulla spregevole separazione. Un fenomeno che sembra ripetersi all'infinito nel corso dei secoli. Assume nuove forme, ma è sempre lo stesso, è sempre razzismo.


People are human beings, produced by the society in which they live.
You encourage people by seeing good in them.

Nelson Mandela

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17 commenti

  1. Dolcissima Manuela, le tue parole mi toccano nel profondo e le sento mie. Credo nell'amore puro, quello che si basa sull'educazione civile e civica, quello che non guarda i colori ma le espressioni, quello che si identifica non in un documento ma negli abbracci. Lo so, sono ancora troppo sognatrice, ma è l'unico modo per poter andare avanti. Grazie per questo "viaggio" nel tuo "viaggio nel viaggio".
    Ti abbraccio fortissimo!

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    1. Cara Berry, sei un animo sensibile. Ed è ovvio che la tematica ti tocchi nel profondo.
      Ti stringo forte perché anche io sono sognatrice come te, sperando sempre che questo mondo migliori. Un abbraccio fortissimo!

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  2. Mi sembra assurdo che il colore delle cellule che compongono la nostra pelle sia e sia stato motivo di razzismo.
    Sarò sincera, ignoravo questa separazione attuale: nelle grandi capitali europee ho sempre visto un'ottima integrazione, con ragazzi neri e bianchi a lavorare nei fast-food, e uomini e donne, neri e bianchi, con completo e valigetta; pensavo fosse cosa superata, escludendo pochi ignoranti.
    Ma stupirsi quando ad un passo da noi vengono negati diritti inalienabili, ci fa capire che dobbiamo combattere, ogni giorno, perchè l'ignoranza scompaia il prima possibile.
    Un bellissimo post Manu.

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    1. Grazie Ali, grazie davvero per questo commento e per le tue parole.
      So bene come sei fatta, si percepisce da ogni lettera del tuo blog.
      Noi continueremo a credere nei diritti di ogni uomo :)

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  3. ho ancora dei lontani ricordi dell'apartheid, anni veramente bui della nostra storia. bellisimo post, complimenti!

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    1. grazie Andrea!
      Io non ricordo nulla, ero troppo piccola. Ma immagino siano stati anni bui, anche se vissuti da lontano

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  4. uno splendido post...
    evocativo ed empatico...
    mi ha portato a riflettere sulla fortuna di essere nata dalla parte del mondo giusto, e nelle condizioni migliori, quelle che lasciano scelte e che non condannano in prima battuta... solo per il colore della pelle

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    1. grazie Alice, sono contenta ti sia piaciuto.
      Quando si parla di tematiche così profonde si rischia di essere banali, di dire ovvietà.

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  5. Bellissima riflessione, tocca le corde dei cuori sensibili alle ingiustizie di questo mondo!

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  6. Cara Manuela, purtroppo il razzismo è ancora ben presente anche tra le nostre civilissime popolazioni, Italia compresa. Lo dico a malincuore perché fino a qualche anno fa pensavo che fosse il ricordo di un passato piuttosto remoto. Quel che è ancora più grave, è che il razzismo si manifesta in maniera violenta non solo per il diverso colore della pelle, ma anche per il diverso credo religioso.

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    1. Caro Andrea, lo pensavo anche io, ma non è proprio così. Il razzismo c'è ancora e si nasconde sotto molte forme, ma noi siamo pronti ad affrontare le barriere che innalza

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  7. "Durante l'intero viaggio mi è sembrato che tutti i lavori più umili e comuni - dalla cameriera alla donna delle pulizie - fossero svolti da gente di colore."

    Purtroppo non è sembrato soltanto a te, perché l'apartheid è finito, ma l'integrazione e l'uguaglianza sono ancora lontani.
    In fondo se ci pensi anche nei "civilissimi" USA la storia non è tanto differente, l'elezione di Obama sembra una casualità, gli afroamericani, nonostante le cose siano migliorate sono ancora discriminati a livello economico... (del resto il consenso ottenuto da Donald Trump la dice lunga, purtroppo!)

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    1. Vero, anche negli USA la situazione non cambia tanto. Non ovunque, almeno.

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  8. Mi hai fatto rivivere le sensazioni di Auschwitz e la casa del terrore di Budapest...
    prima o poi capiremo che l'unico nemico è il razzismo.
    Un abbraccio Manu!

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  9. Manu, questi sono i tuoi post che adoro.
    C'è stato un passaggio dove ho avuto la pelle d'oca..
    Più leggo di queste cose e più non capisco... non capisco come la gente possa essere così stupida.
    Spero di poterlo visitare al più presto!

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    1. Eli, grazie <3
      Come fa la gente ad essere così stupida? Ancora me lo chiedo.
      Abbiamo ancora i paraocchi. Non si possono mettere queste barriere ancora oggi, nel 2016.

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