donna Dubai

Di Dubai, della Donna, di Mille Splendidi Soli.

mercoledì, maggio 29, 2013Manuela Vitulli



Tutti conoscono Dubai per i luccichii, l'oro e lo sfarzo ostentato. Ciò ha colpito anche me - lo ammetto - ma dopo i primi wow qualcos'altro ha catturato la mia attenzione. 
A Dubai sono stata letteralmente catapultata in una realtà molto diversa dalla nostra. 

Tra una moltitudine di turiste occidentali in costume, shorts o minigonna, c'erano donne totalmente coperte da chador e burqa. Sono loro ad avermi ammaliato.
Non che non ne avessi già viste, ma in questa città lussuosissima e (apparentemente) moderna l'antitesi si fa davvero evidente e non ho potuto evitare di pormi delle domande. Quelle donne che, coperte da capo a piedi sotto il sole cocente, passeggiano in spiaggia accanto al marito in bermuda e t-shirt, sono davvero felici
Cosa si cela dietro quel velo? 
Quali sono i loro sogni, le loro speranze, i loro desideri?
Cosa hanno pensato guardando la mia gonna abbinata con una canotta? 
Forse sono indignate nel vedere l'abbigliamento e l'indipendenza delle donne occidentali..
E se così fosse, perché ho visto ragazze della mia età indossare il burqa abbinato a giubbini in jeans e moderne scarpe e pochette?
Tutte queste domande mi lambiccavano il cervello giorno dopo giorno.. 
Nel deserto mi hanno anche fatto provare questi indumenti che mi hanno procurato un fastidio non indifferente. Con quell'abito nero ho perso la mia personalità. Sono stata privata della mia libertà di espressione, seppur per pochi minuti, seppure per "gioco". L'ho trovato alquanto agghiacciante


Di ritorno in Italia ho deciso di rileggere un libro che ho molto a cuore, Mille Splendidi Soli di Khaled Hosseini. Nel libro il contesto è un pò diverso, ma l'autore si impegna a raccontare al lettore quel che si può celare dietro un comune burqa. Storie imprevedibili. 
Poichè questo è il Maggio del libro, approfitto di questo post per riportare alcuni versi che forse potrebbero raccontare la storia di una di quelle donne che ho incrociato a Dubai.. chissà.

"Ma io appartengo ad una diversa razza d'uomini, Mariam. Vengo da una città dove, uno sguardo sbagliato, una parola sconveniente, e scorre il sangue. Vengo da un posto dove il volto di una donna è affare solo del marito. Voglio che lo tieni a mente." [...]
Mariam non aveva mai indossato il burqa. Rashid dovette aiutarla a infilarlo. Il pesante copricapo imbottito le stringeva la testa. Era strano vedere il mondo attraverso una grata. Nella sua stanza si esercitò a camminare, ma incespicava continuamente nell'orlo. La innervosiva non poter vedere di lato, ed era sgradevole sentirsi soffocare dal tessuto che le copriva la bocca. [...]


Nonostante ci sia uno sconforto generale, nonostante ci siano ancora molti passi avanti da compiere per la condizione della donna, mi sento fortunata.

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44 commenti

  1. Incredibilmente reale, ho visto la stessa cosa questa estate in Turchia e dicono che quest'ultima è moderata coe islamismo...forse erano turisti :0

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    1. Ed io che credevo di essere l'unica a pormi questi quesiti..

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  2. Anch'io mi sono posta le stesse domande. Non so trovare risposta. Forse ci sono abituate. Sotto sono eleganti, ingioiellate, ma quando escono sono solo fantasmi che il mondo non può vedere.
    Pochi giorni fa ne ho vista una anche nel supermercato vicino a casa mia, e ti dirò che vista qui mi ha fatto ancora più senso.
    Mi sono chiesta come si sentisse così diversa da noi. Se c'era in lei una voglia di ribellione a quella condizione o se in fondo fosse felice così.

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    1. Si può essere felici pur essendo assolutamente dipendenti? Mi piacerebbe un giorno parlare a quattr'occhi con una di loro. Chiedo troppo? :p

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  3. Il libro è molto bello davvero, per il resto la questione è molto molto delicata... e sì, forse il primo passo per la comprensione, da parte nostra che ne siamo così lontani, dovrebbe essere parlare direttamente con loro e cercare di ascoltare senza giudicare prima. Ci sono in gioco molti fattori: religione, libertà, condizione della donna. Troppi per pensare, come fanno in molti, che basterebbe imporre una visione occidentale del mondo per rendere più libere queste persone. Come se non fosse una violenza uguale e contraria.

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    1. Il loro abbigliamento, così come il loro stile di vita così diverso dal nostro, sono radicati nella loro cultura. Non si potrebbe mai imporre un cambiamento, condivido pienamente. Tuttavia molte donne sono schiave delle imposizioni del marito.. ma come hai detti tu stessa non siamo noi a poter giudicare. Ci ritroviamo almeno qui, a riflettere :)
      Grazie per il commento Vale.

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  4. Anch'io mi sono fatta la stessa domanda...non credo che riuscirei mai ad abituarmi ad una realtà del genere e probabilmente loro non sanno nemmeno cosa voglia dire essere libere! Questa realtà è toccante e dannatamente irritante allo stesso tempo..anch'io mi sento fortunata a vivere da occidentale..ma io ti pongo un'altra domanda: quanto sono libere veramente anche le nostre donne nonostante non portino il burqa??!!
    <3 dalla zia Consu

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    1. Bella domanda Consuelo! Non facciamo di tutta l'erba un fascio.. però sì, molte delle "nostre" donne, pur non indossando il burqa sono schiave dell'uomo(basti pensare agli stalker e ai femminicidi di cui si parla tanto!).
      In generale, però, una donna italiana gode di molta più libertà.. tant'è che spesso si arriva all'eccesso opposto. Ma questa è un'altra storia..

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  5. ho letto quel libro ed è stata una sofferenza per me immaginare che storie come quelle siano reali e soprattutto siano routine. Immagino che anche io,se dovessi andare in questi posti sarai ammaliata e impensierita alla vista di queste forti donne nascoste sotto un velo.

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    1. Idem! Io lo sto rileggendo per l'ennesima volta, ed è sempre uno strazio.
      Ciao Sara :)

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  6. Noi che abbiamo una cultura diversa ci poniamo queste domande.
    Mi piacerebbe sapere se anche loro se li pongono.
    Comunque riteniamoci fortunate.
    Post interessante, buona serata Rakel

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    1. Piacerebbe saperlo anche a me. Grazie Rakel..

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  7. Un tema davvero complesso! Ma una cosa è certa: in moltissimi paesi le donne sono ancora costrette a vivere senza che vengano loro riconosciuti nemmeno i diritti fondamentali... E chissà come ci si sente a vivere nei loro panni?! Tutto sommato, sono contenta di non saperlo...

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  8. purtroppo son troppo curiosa.. io vorrei proprio saperlo. Del resto, mi considero più che fortunata per le libertà di cui noi donne godiamo in Italia.
    Ciao Noemi :*

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  9. ciao cara! purtroppo i diritti non sono uguali d'appertutto.... profonda tristezza!
    un abbraccio grande
    sabrina

    http://mycherrytreehouse.blogspot.it/

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  10. davvero realistica e molto arguta osservazione...anche io mi sono sempre chiesta se questa che poi è un imposizione non solo fisica ma anche psicologica che sentimenti possa dare a queste donne...
    xoxo

    buona serata

    ♥ Vendy ♥
    NEW POST!!!
    The simple life of rich people BLOG

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    1. Eh già. . è davvero assurdo..
      Buona giornata a te Vendy! :*

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  11. Great post! I really loved all the photos!! :)
    Thanks for visitin gmy blog!

    xoxo

    http://perlasancheza.blogspot.com/

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  12. Io credo che imporre l'uso del burqa sia una forma di violenza alla donna e come tale dovrebbe essere sanzionata dalla convenzione di Istanbul o da qualche altro organismo internazionale. Un abbraccio

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    1. Andrea sinora sei l'unico UOMO ad aver commentato! Beh.. che dire.. è bello sentir dire queste cose da un membro del sesso maschile (sensibile per fortuna - consentimelo).
      Un abbraccio a te!

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  13. "Ma io appartengo ad una diversa razza d'uomini.." è una frase che non dovrebbe mai essere pronunciata.. :(

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    1. Quanto è vero.. è un passo davvero "brutto" del libro. Straziante.

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  14. E arriva la bastian contraria.....tutto vero ciò che avete detto.
    Scusate, ma vi siete fossilizzate al burqa, in realtà nel mondo islamico esistono diverse sfumature di veli...
    Io penso che quando si è schiave lo si è anche senza un velo che ci ricopre.
    In Africa esistono donne che vestono colori sgargianti e sono costrette a subire l'infibulazione. Il problema è molto più ampio e complesso.
    Vorrei però sottolineare che non tutte le donne velate sono schiave, ci sono donne che scelgono di coprirsi. Avete mai provato a guardarlo sotto un altro punto di vista?
    La libertà di non essere guardate, di poter girare senza essere criticate su come si è vestite, pettinate....e avete mai provato a sedurre un uomo coperte???
    Facile attirare sguardi con la minigonna, le nostre nonne trovavano il fidanzato lo stesso.
    Abbiamo perso il piacere degli sguardi, di un sorriso imbarazzato e timido.
    Detto bene da Consuelo: sono libere le nostre donne?
    Sono libere le nostre donne che si ammalano di anoressia per il terrore di non essere abbastanza belle? Sono libere le donne che vengono scelte per il loro seno, sono libere certe nostre donne che non si sa bene come si siano meritate il lavoro che fanno???
    La libertà è un filo sottile, noi siamo equilibriste che vi camminano sopra e scivolare è così facile.

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    1. Ciao Bea! I tuoi commenti sono sempre provocatori.. ed è quello che cerco :)
      Come ho risposto nei commenti precedenti noi talvolta arriviamo all'eccesso opposto, esattamente come dici tu. Arriviamo all'ostentazione del nostro corpo, delle nostre forme e della tanto ricercata "silhouette". Senza dubbio queste donne si sentono in un certo senso "sicure" sotto burqa, chador o semplici foulard.. non sentono il "peso" degli occhi maschili che si posano con forza sulla pelle nuda. Ma questa apparente sicurezza è un buon motivo per ricoprirsi del tutto?
      Tu parli di sorrisi, ma come si fa a vedere un sorriso imbarazzato se un velo ricopre tutto lasciando solo una piccola fessura per gli occhi?
      E parli di sguardi, ma gran parte di queste donne camminano col capo chino evitando incroci di sguardi. Ricordo che ho più volte sorriso ad alcune di queste donne, ma loro di tutta risposta hanno spostato lo sguardo altrove.

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    2. Ahia, come al solito devo ammettere che sono esattamente della stessa idea di Bea... Io ho vissuto circa 10 mesi in un paese arabo. Ricordo ancora la dolcezza con cui Iba, la sorella minore di un mio amico di Tunisi, mi ha parlato del suo velo e di come lei e tutte le ragazze della sua scuola si fossero opposte all'obbligo che la scuola voleva imporgli del capo scoperto, presentandosi completamente velate. Credo che il discorso del "poverine sono schiave" sia leggermente riduttivo, credo che la cultura di un luogo, gli usi ed i costumi siano un argomento delicato, di cui non si dovrebbe parlare in maniera superficiale ;-)
      Non con questo che ognuno non sia libero di esprimere le proprie opinioni :)
      Adesso mi bannerete da tutte le amicizie ;-)
      Un abbraccio

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    3. Ahahah Martina figurati.. se pubblico un post, lo faccio per condividere e ascoltare l'opinione altrui. Anzi.. tengo molto ai commenti che non si limitano al "hai ragione" oppure "che bello".
      Purtroppo ci sono molte sfumature nella cultura e nei costumi di ogni Paese, ed io non sono certo un'esperta. Se voi avete vissuto più da vicino questa realtà, sono lieta di accogliere il vostro punto di vista :)

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    4. E dimenticavo, ti ho risposto per la Tanzania sulmio blog :)

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    5. Grazie Marti. Arrivo da te ;)

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  15. Il tuo post fa molto riflettere, perchè noi viaggiamo, assorbiamo sguardi, culture, momenti, facciamo foto...ma in fondo conosciamo poco veramente, sfioriamo altre realtà. Ma questo accade tutti i giorni, in metropolitana, in treno, quando ti fermi in macchina di fianco ad un'altra al semaforo o in coda dal dottore. I mondi dietro alle persone non sappiamo nemmeno cosa sono. Ci saranno quelle che hanno un mondo semplice, una vita senza tanti retroscena, ma la maggior parte delle persone nascondono storie che potrebbero sommergerci, culture e prospettive così lontane dalla nostra...è difficile avere un parere "vero" di fronte a quello che dici, di certo mi ritengo fortunata, ma non perchè non porto il burqa, ma perchè ho scelto IO per me stessa, forse molte donne (qui, a Dubai o ovunque) non hanno ancora trovato la forza di farlo.
    Grazie per questo post!
    Berry

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    1. Grazie Berry.. sono contenta che i miei post possano essere spunto di riflessione. In effetti dietro ogni volto si nasconde una storia e troppo spesso siam pronti a puntare il dito contro qualcuno senza sapere chi è, cosa fa, cosa pensa..
      Pur viaggiando, pur volendo immergerci nella cultura del posto in cui siamo, è difficile capire fino in fondo una terra straniera, ma già il fatto stesso di discuterne in Italia è sinonimo di crescita e passi avanti. Non siamo indifferenti alle diversità, insomma. :)

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  16. Manuela, ogni volta che passo da te mi viene voglia di partire per un viaggio...... magari!!!! A D ubai non sono mai stata, è nelle lista..... Bacioni!!!!

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    1. Qui la questione è più delicata.. Baci a te!

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  17. Mi ha pubblicato il commento precedente? Boh!
    Dicevo: è una questione culturale, e non ci si può far molto.
    Di certo è brutto, anzi agghiacciante, come l'hai definito tu.
    Dovrebbe essere solo un abito tipico, da mettere o togliere a piacimento.

    Moz-

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    1. No Miki.. non ho trovato nessun altro commento precedente a questo! Comunque concordo con te, sarebbe bello se ci fosse libertà di indossarlo o meno. Poco ci possiamo fare. Solo discutere.
      Un abbraccio

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  18. Ho passato un mese in Egitto, un viaggio di studio in cui sono arrivata fino nel profondo sud, in Sudan, ed è stato un viaggio davvero complicato, perché eravamo due ragazze e veramente ce ne sono capitate di tutti i colori. Abbiamo capito quanto ci considerassero diverse, cittadini di serie B, è stata davvero una brutta sensazione...figuriamoci viverci tutta la vita!

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    1. Addirittura anche in Sudan! Non avrei mai immaginato..
      Grazie per il tuo prezioso commento :) Un abbraccio!

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  19. Non comprendo....non giudico nè mi permetterei mai di farlo, rispetto, ma non comprendo e nemmeno, dopo lunghi ragionamenti, mi interessa più farlo. Io sono una che, se può, il costume lo getta alle ortiche, figurati col chador, burqa o altro al mare.... ma neppure il costume intero!!!!! Piuttosto vado in Alaska o in cima al Monte Bianco così il problema costume non si pone....
    Altro discorso è il fatto religioso o pseudo-religioso ..... sul quale sicuramente qualcuno ci marcia alla grande, ma solo sulla pelle delle donne!!! Però, ci sono cose che non capisco, a proposito di "pelle". Giovani mussulmane vestite con abiti attillatissimi che rivelano assolutamente tutto, ma proprio tutto del loro corpo...purchè non i capelli e la visione della pelle del corpo, come possono essere interpretate??
    Interessanti riflessioni.....

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    1. Cara Lalla, per quanto riguarda l'abbigliamento e la voglia di indossare indumenti pesanti anche con 30 gradi all'ombra.. viaggiamo sulla medesima lunghezza d'onda! :D
      Come tu stessa affermi, beh, ci marciano alla grande sulla pelle delle donne! Io non credo che per tutte sia una scelta.. assolutamente NO.
      Devo però ammettere che lambiccarsi il cervello non serve, perchè risposte ai quesiti che ci siamo poste forse non ne avremo mai.

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  20. Ho letto con interesse il tuo post e tutti i commenti e sono felice di non essere l'unica voce fuori dal coro.
    Il primo pensiero è sul senso di libertá, una parola che ha confini labili. Premetto che sono contraria alle imposizioni di qualunque tipo e chiedo: ma davvero le occidentali sono più libere delle donne velate? Davvero un lifting è una tortura più lieve di un velo quando l'obiettivo perseguito è quello di piacere ad un uomo?

    Come forse sai da 19 anni vivo con un uomo nato a tunisi. Ok, la tunisia è il paese arabo più occidentalizzato e x decenni il velo è stato quasi proibito insieme a tanti altri aspetti della cultura islamica. Quando sono andata lì la prima volta 15 anni fa quasi nessuna delle mie cognate portava il velo, ora quando escono lo mettono quasi tutte.
    Le mie nipoti le ho conosciute che erano bambine e pian piano si stanno sposando tutte. Ce ne sono alcune che vestono all'occidentale, con minigonne e top che nemmeno io ho mai portato, e una che invece è completamente velata. Il bello è che se guardo i loro fratelli, quella bendata ha un fratello tipo rasta che fa il musicista in giro x il mondo e quella occidentalizzata ha un fr.atello con barba lunga e cappellino in testa. Ecco! Secondo me questa è libertá: poter scegliere chi essere, in chi/cosa credere e come vestire indipendentemente da quello che fanno e pensano gli altri.
    Ah! E il bello è che tra loro cugine si vogliono un bene dell'anima e nessuna pensa di essere più libera dell'altra ...
    Hai parlato di un libro che amo e ti consiglio "la terrazza proibita" di fatima mernissi, una donna marocchina che da anni vive inn usa. È un'altra bella campana da ascoltare ...
    E concludo dicendo: è impossibile x un viaggiatore capire una cultura altra xchè sempre si porterá dietro i suoi paradigmi mentali. A noi da piccoli dicevano fai il buono altrimenti arriva l'uomo nero, un amico del benin mi ha detto che a lui dicevano altrimenti arriva l'uomo bianco :)

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    1. Cara Monica, non sapevo tu fossi sposata con un uomo di Tunisi. Sono davvero felice che tu abbia deciso di portare qui, in un commento, la tua esperienza.
      Noi in Italia, così come in tutto il mondo occidentalizzato, siamo pur sempre schiave di qualcosa. dell'apparenza, degli stereotipi imposti dalla società.
      Quello delle donne col "velo" è un mondo che mi affascina terribilmente e al tempo stesso mi spaventa. Spaventa perchè è un mondo che non riesco a comprendere fino in fondo.
      Forse proprio per quei paradigmi mentali di cui parli nel tuo commento.
      Grazie mille per essere passata di qui e averci lasciato la tua esperienza :)

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  21. Hai ragione Manuela, siamo sempre "schiavi" (uso il maschile perchè riguarda tutti, indipendentemente dal sesso) degli stereotipi imposti dalla società, della nostra cultura, dei valori che i nostri genitori ci inculcano inconsapevolemten fin da piccoli ...
    Ti faccio solo un esempio: da alcuni anni frequento tai-chi, un'arte marziale interna strettamente legata con la filosofia taoista. Il Maestro ci dice sempre "non pensate", "abbandonate il pensiero se volete trovare la via" e questa è per me la cosa più difficile in assoluto (provaci tu per un solo minuto "a non pensare assolutamente a nulla" e capirai cosa voglio dire), molto più degli esercizi da seguire. A lungo mi sono chiesta il perchè di tutta questa fatica e la prima (non unica) risposta che mi è venuta in mente è stata "cogito ergo sum" ... ovvero la base della filosofia occidentale! Come faccio io a "non pensare" quando sono nata in una società che sostiente di "esistere proprio perchè pensa"?
    E di esempi così sul legame tra libertà individuale e vincoli culturali ce ne sarebbero a migliaia ... ecco perchè ci è impossibile capire le altre culture, anche andando a visitarle e parlando con la gente del luogo per giorni e giorni. Lo dico io che vivo con un musulmano da quasi 2 decenni e ancora non riesco a capire e accettare alcune loro usanze. Questo ovviamente non riduce la mia dose di rispetto verso di lui e la sua cultura, ma stimola solo la mia curiosità.
    Ecco perchè viaggiare fa bene, se lo si fa con la giusta predisposizione mentale. L'unico effetto collaterale di un viaggio è veder calare quelle "paure" di cui parli e iniziare magari a guardare agli altri con occhi nuovi, maggiormente pronti a comprendere senza giudicare ...
    Monica

    PS: che bello questo confronto con te! ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. tai-chi! che bellissimo sport (ho anche studiato i suoi - no pochi - effetti benefici) :)
      Sì, è proprio così Monica. è difficile perdere le credenze che sin da piccoli abbiamo ereditato (direi anzi che ci sono state imposte involontariamente dai genitori, a loro volta schiavi della società).
      Per poter comprendere pienamente le altre culture dovremmo spogliarci delle nostre convinzioni più intime, come se premessimo reset. Ma non è affatto semplice, no.

      Adoro confrontarmi con te :)

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